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Migrazione SEO: come rifare il sito o cambiare dominio senza perdere posizioni

Un nuovo sito, un cambio di CMS o di dominio sono tra i momenti più rischiosi per il traffico organico. Questa checklist segue la procedura ufficiale di Google per gli spostamenti con modifica degli URL, con i passaggi che vediamo saltare più spesso.

Marco Maltraversidi Marco Maltraversi · Aggiornato il 5 novembre 2026 · 4 min di lettura
Checklist per la migrazione SEO di un sito
In breve
  • Ogni URL vecchio va mappato sul nuovo equivalente con un redirect permanente lato server (301 o 308).
  • Evita catene di redirect e non mandare tutto alla home: Google lo sconsiglia.
  • Per un cambio di dominio usa lo strumento Cambio di indirizzo di Search Console e mantieni i redirect almeno un anno.
  • Oscillazioni temporanee sono normali: per siti medi l’assestamento può richiedere alcune settimane o più.

I termini tecnici

TermineCosa significa
Migrazione con modifica degli URLCambio di dominio, protocollo o struttura dei percorsi: gli indirizzi delle pagine cambiano.
Redirect 301 / 308Reindirizzamenti permanenti lato server che trasferiscono utenti e segnali al nuovo URL.
Catena di redirectPiù reindirizzamenti in sequenza prima della destinazione finale: da evitare.
Mappatura URLTabella che associa ogni vecchio URL al nuovo URL equivalente.
Canonical autoreferenzialeTag che indica come versione principale l’URL stesso della pagina.
Soft 404Pagina che mostra un errore ma risponde con stato 200, o redirect verso pagine non pertinenti.
Cambio di indirizzoStrumento di Search Console per comunicare a Google lo spostamento di dominio.
Crawl budgetQuantità di URL che Googlebot può e vuole scansionare in un periodo.

1. Prima della migrazione

  • Fai un backup completo e registra i dati di partenza: traffico, posizioni, pagine principali, conversioni
  • Esporta tutti gli URL: sitemap, log del server, CMS, Search Console, crawler come Screaming Frog
  • Includi immagini, PDF, video, file JS e CSS
  • Verifica in Search Console vecchio e nuovo sito, con tutte le varianti http/https e www
  • Controlla che il nuovo dominio non abbia azioni manuali o URL rimossi da un proprietario precedente
  • Prepara l’ambiente di staging bloccato ai motori, e ricorda di sbloccarlo al lancio

2. La mappatura degli URL

È il passaggio più importante. Ogni vecchio URL deve puntare alla pagina nuova più equivalente. I contenuti che non trasferisci devono rispondere con 404 o 410.

Vecchio URLNuovo URLAzione
/servizi/seo.html/servizi-seo/301
/prodotti/scarpa-rossa-42/scarpe/scarpa-rossa/301
/promo-2019/—410
Errore classico: reindirizzare centinaia di pagine alla home. Google sconsiglia di mandare molti vecchi URL a un’unica destinazione non pertinente, salvo contenuti realmente consolidati.

3. Sul nuovo sito

  • Canonical autoreferenziali sui nuovi URL
  • hreflang aggiornati se il sito è multilingua
  • Link interni aggiornati ai nuovi indirizzi, non a quelli che reindirizzano
  • robots.txt e meta robots coerenti con il sito in produzione
  • Dati strutturati, titoli e meta description migrati
  • Nuova sitemap XML pronta
  • Server in grado di reggere l’aumento di scansione

4. Il giorno del lancio

RedirectAttiva i 301 lato server e testali a campione e con uno script.
ControlliCanonical, noindex rimossi, robots.txt corretto.
Search ConsoleInvia la nuova sitemap; per i cambi di dominio usa Cambio di indirizzo.
Link esterniAggiorna profili social, Google Business Profile, campagne e chiedi ai siti principali di aggiornare i link.

5. Dopo il lancio: monitoraggio

  • Rapporti Sitemap e Indicizzazione delle pagine in Search Console
  • Errori 404 e redirect non previsti nei log del server
  • Attività di Googlebot sui nuovi URL
  • Traffico in calo sul vecchio sito e in crescita sul nuovo in Analytics
  • Posizioni delle parole chiave e conversioni rispetto ai dati di partenza

Google indica di mantenere i redirect per almeno un anno, e di valutare di tenerli più a lungo.

Quanto dura l’assestamento

Durante la nuova scansione e indicizzazione posizioni e visibilità possono oscillare. Secondo Google, per un sito di medie dimensioni possono servire alcune settimane o più; i siti grandi richiedono più tempo. Una perdita che dura mesi indica quasi sempre un problema: redirect mancanti, contenuti rimossi o struttura peggiorata.

Gli errori che vediamo più spesso

  • Staging lasciato in noindex dopo il lancio
  • Redirect temporanei 302 al posto di 301
  • Catene di redirect dopo più restyling
  • Contenuti accorciati o pagine di categoria eliminate
  • Parametri e filtri e-commerce non gestiti
  • Tracciamento Analytics e conversioni non migrato

Fonti

Fonti ufficiali e approfondimenti: Google: spostare un sito con modifiche agli URL, Google: reindirizzamenti e Ricerca Google, Strumento Cambio di indirizzo. La documentazione di Google cambia spesso: verifica sempre la versione aggiornata.

Marco Maltraversi
Marco Maltraversi

Fondatore di Digital Web Marketing Agency, ingegnere informatico, autore di “SEO e SEM”, “SEO Audit avanzato” e coautore di “Generative SEO” (Edizioni LSWR). Docente di SEO e web marketing e ideatore del Marketing Business Summit.

Domande frequenti

Le domande più comuni

Hai un caso specifico? Scrivici: rispondiamo entro 48 ore.

Rifare il sito fa perdere posizioni?

Non se la migrazione è fatta bene: con mappatura completa, redirect 301 e contenuti mantenuti, le oscillazioni sono temporanee.

Per quanto tempo vanno mantenuti i redirect?

Google indica almeno un anno, e consiglia di valutare di mantenerli più a lungo.

Meglio 301 o 302?

Per uno spostamento definitivo servono redirect permanenti lato server, 301 o 308.

Quando serve lo strumento Cambio di indirizzo?

Quando cambi dominio o sottodominio; non serve per passare da http a https o da www a non-www.

Quanto tempo serve per recuperare il traffico?

Per siti medi in genere alcune settimane o più; se il calo dura mesi va cercato un problema tecnico o di contenuto.

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